La leggenda della voce nella foresta

Il sito web Siliconera ha recentemente ripreso un video pubblicato da Game Freak qualche giorno fa, incentrato sul Pokémon misterioso Celebi, riportandone una sintesi in inglese degli argomenti più importanti.

Nel breve filmato compare Hironobu Yoshida che ha realizzato il design del Pokémon Tempovia, di Dunsparce e Wobbuffet, tre delle creature che compaiono in Pokémon Oro e Argento. Yoshida e i suoi colleghi menzionano anche il santuario nel Bosco di Lecci che, secondo la loro ricostruzione, era solo un elemento di sfondo creato riutilizzando altre sprite (tra cui quelle di un tetto e di un cartello).

La tesi di Game Freak è che il santuario ricopre un ruolo rilevante nei titoli Pokémon Oro HeartGold e Argento SoulSilver per via di un rumor secondo cui la struttura fosse collegata al guardiano della foresta, ipotesi mai considerata dai sviluppatori del gioco.

In realtà tali discorsi sembrano contraddire il fatto che già nella versione giapponese di Pokémon Cristallo era possibile ottenere Celebi portando la GS Ball presso la struttura. Tale Sfera Poké, oltre ad essere presente anche in Pokémon Stadium 2, è il MacGuffin che spinge Ash Ketchum a viaggiare nella regione di Johto. Secondo uno degli autori dell’anime, la Sfera GS doveva contenere Celebi, ma poi l’idea venne scartata poiché il Pokémon leggendario è stato reso il protagonista di Pokémon 4Ever.

È difficile stabilire la veridicità delle dichiarazioni rese durante le varie interviste nel corso degli anni. L’unica certezza attorno alla vicenda potrebbe arrivare da un personaggio di Pokémon Ultrasole e Ultraluna che sostiene che GS Ball significhi Giga Super Ball. O forse Gold Silver Ball? Chissà se in futuro Game Freak scioglierà definitivamente il dubbio…

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Un nuovo approccio per Spada e Scudo

In un’intervista esclusiva alla pubblicazione britannica Metro, Junichi Masuda e Shigeru Ohmori parlano dei nuovi titoli Pokémon Spada e Pokémon Scudo che debutteranno a novembre per Nintendo Switch. I nuovi titoli saranno ispirati al Regno Unito, patria di origine di James Turner, art director dei due videogiochi.

Ohmori conferma che le leggende inglesi e gallesi sui giganti che popolano le isole britanniche hanno parzialmente ispirato il Dynamax, la nuova meccanica di gioco introdotta per sfruttare la risoluzione dell’ultima console portatile Nintendo, capace di mostrare enormi creature sullo schermo televisivo.

Masuda ha inoltre spiegato che Wooloo, il Pokémon Pecora mostrato in uno dei video promozionali realizzati prima dell’E3, e gli altri Pokémon presenti nella nuova avventura sono stati realizzati utilizzando un approccio differente rispetto al passato: invece di partire da un bozzetto grafico e sviluppando l’idea di una creatura partendo dal disegno, questa volta si è partiti da un’idea partorita da un game designer a cui è stato affiancato un artista.

Nonostante l’introduzione delle Terre Selvagge, una zona di Galar che ricorda i moderni open world tridimensionali, gli intervistati ci tengono ad evidenziare che le modifiche radicali al gameplay vengono attentamente vagliate dal team e spesso rimangono solamente idee che non vengono integrate nel gioco. Un esempio citato esplicitamente è l’introduzione del combattimento in tempo reale, un pensiero ricorrente nella mente degli sviluppatori, che è stato accantonato in favore del classico sistema a turni preferito dai fan della serie.

Masuda non si sbilancia eccessivamente, ma alcune delle idee scartate potrebbero comparire in futuri spin-off della serie Pokémon, tra cui un potenziale Pokémon Snap 2, che potrebbe vedere la luce, a detta del produttore, se il suo team produrrà uno spunto originale che lo differenzi dal titolo precedente.

 

Let’s Go, Masuda!

Superato Halloween, incentrato nella promozione di Pokémon: Let’s Go, Pikachu! e Pokémon: Let’s Go, Eevee! anche tramite la pubblicazione di video a tema Lavandonia e l’aumento di Pokémon Spettro nell’applicazione Pokémon GO, il sito ufficiale inglese pubblica una lunga intervista a Junichi Masuda.

Masuda è tra i fondatori di Game Freak, ha diretto vari videogiochi della serie Pokémon, inclusi Pokémon X e Y e composto la colonna sonora di numerosi titoli, tra cui i giochi della  settima generazione Pokémon Sole e Luna.

Incalzato dall’intervistatore, ammette che i due nuovi titoli per Nintendo Switch sono stati la sua prima sfida per la console ibrida, resa maggiormente difficoltosa dal necessario collegamento con il gioco sviluppato da Niantic. Poiché questi due titoli probabilmente saranno la prima esperienza con i Pokémon per molti nuovi videogiocatori, inclusi quelli che non hanno mai utilizzato l’app per smartphone, Masuda ha deciso di ripartire da Pokémon Giallo per riproporre ai giovani appassionati le esperienze che hanno provato vent’anni fa gli appassionati della serie nel tentativo di catturare i 151 Pokémon originali.

Più avanti Masuda afferma che ha ricoperto il ruolo di direttore di Let’s Go principalmente poiché è tra i fautori dell’idea originale di Pokémon GO. È inoltre sua l’idea di introdurre nuovi Pokémon attraverso il gioco per dispositivi mobili. Anche per via dei suoi impegni, parte del lavoro sul remix musicale delle tracce di Pokémon Rosso e Blu è stato affidato a Shota Kageyama, già collaboratore di Game Freak.

Parlando della società, Masuda ritiene che lo sviluppo della serie sia adesso affidata a sviluppatori più giovani di lui ed è quindi convinto che in futuro non prenderà più parte come direttore in un gioco di ruolo appartenente alla serie principale.

Solgaleo, Lunaala e il terzo Pokémon leggendario

Nonostante non siano arrivate conferme sui nomi ufficiali dei Pokémon leggendari della settima generazione, le creature compaiono sulle copertine di Pokémon Sole e Luna, rivelate il 10 maggio. Le informazioni svelate al pubblico comprendono anche i nomi e i tipi degli starter di Alola, la nuova regione del mondo Pokémon basata sulle isole Hawaii.

Oltre alle immagini di Rowlet, Litten e Popplio, sono stati divulgati alcuni dettagli in maniera involontaria, come la presenza di un piccolo Pokémon sconosciuto in un trailer pubblicato sul canale ufficiale di CoroCoro (sulla sinistra, visibile a 0:12), una volta principale veicolo di trasmissione delle informazioni sui giochi e i film, soppiantato di recente da un maggior uso di YouTube e dei social network.

Dall’analisi dei marchi registrati diffusi nei giorni precedenti al lancio dei Pokémon iniziali, si nota che erano stati riservati i nomi giapponesi Mokuroh, AshimariNyabby, in seguito confermati come ufficiali. Nello stesso gruppo compaiono Solgaleo e Lunaala che richiamano gli astri e le caratteristiche fisiche dei leggendari (un grosso leone dall’accesa criniera e un uccello dalle grandi ali a forma di Luna).

L’altro nome che compare nel gruppo è Marshadow. La presenza nel nome del termine inglese per ombra, fa pensare ad un terzo leggendario di tipo Buio. Il Pokémon potrebbe essere legato al concetto di eclissi, ricoprendo un ruolo importante all’interno della storia. Potrebbe inoltre essere lo stesso Pokémon rappresentato dallo Strano ninnolo in X e Y.

Tramite Twitter i creatori del gioco hanno annunciato di svelare ulteriori informazioni in occasione del 2 giugno. A distanza di alcuni mesi dal lancio dei due titoli, è possibile che vengano forniti indizi relativi al mistero dei Pokémon leggendari di Alola ed ufficializzati i nomi.

Pokémon 3: Il film mai realizzato

L’incantesimo degli Unown è il terzo della lunga saga dei film che vedono Ash e i suoi amici vagare nel mondo dei Pokémon ed incontrare creature leggendarie appartenenti alle diverse generazioni. La trama dell’avventura incentrata sulla figura di Entei è in parte scritta da Takeshi Shudō, già coinvolto nella stesura di alcuni episodi della storica serie: oltre ad aver collaborato ai film precedenti, Shudō figura infatti come sceneggiatore delle prime due puntate dell’anime.

Shudō si è spento nel 2010, a dieci anni dall’uscita cinematografica nelle sale giapponesi del film da lui realizzato con l’aiuto con Hideki Sonoda. Prima di scomparire ha tuttavia pubblicato alcuni articoli, ripresi da Dogasu’s Backpack, relativi alla sceneggiatura di un lungometraggio ambientato nell’universo dei Pokémon che non ha mai visto la luce e che poteva trasformarsi nel seguito di Pokémon 2000.

Per comprendere meglio il motivo dell’esistenza di un copione mai realizzato, bisogna contestualizzare l’uscita del film, avvenuta nel luglio 2000, alcuni mesi dopo il lancio in terra nipponica di Pokémon Oro e Argento. Lo sviluppo di questi due titoli è stato molto travagliato: originariamente annunciati per il quarto trimestre del 1997, i videogiochi sono stati rinviati più volte, anche in vista del lancio del Game Boy Color, fino a slittare a novembre 1999. Nel frattempo alcuni Pokémon della seconda generazione erano stati realizzati e mostrati nelle opere dedicate alle creature, tra cui Ho-Oh nell’anime e Lugia nel secondo film, al fine di promuovere i videogiochi. La sceneggiatura del terzo film è stata costruita attorno a due dei Pokémon ideati per il gioco e trovando un pretesto per inserire gli altri che venivano via via sottoposti agli autori.

Prima di poter visionare gli Unown, Shudō aveva già lavorato per quasi sei mesi ad una storia alternativa che voleva portare sul grande schermo. Secondo lo sceneggiatore, il manufatto originale è stato messo all’asta per circa un miliardo di yen, ma dalle sue parole possiamo ricostruire la trama del film inedito. Poiché costretto a lavorare quasi esclusivamente con i 151 Pokémon originali, l’autore decise di partire dalla scoperta di un fossile di Tyrannosaurus rex. Non un fossile di un Pokémon che somiglia ad un T. rex (come nel caso di Tyrantrum, introdotto solamente nella sesta generazione), ma un vero e proprio dinosauro che si sarebbe dovuto risvegliare provocando la distruzione nella città natale di Ash Ketchum, prendendo di mira il laboratorio del Professor Oak situato a Biancavilla e addirittura demolendo la base del Team Rocket, coinvolgendo quindi anche il celebre trio nel tentativo di fermare la creatura.

Dagli articoli sul blog non è chiaro quale fosse la conclusione del film, presumibilmente un lieto fine, ma il tema trattato è certamente interessante: cosa accadrebbe se animali reali venissero a contatto con i Pokémon? Shudō tuttavia era già preparato ad un eventuale rifiuto da parte dei produttori, non solo per l’argomento trattato ma soprattutto a causa degli incassi di Pokémon 2000, risultati inferiori rispetto al primo film e che dissuadevano gli studios dall’imbarcarsi in progetti rischiosi. Lo scrittore preparò quindi una nuova bozza ispirandosi alla figlia Miho, domandandosi come sarebbe diventata da grande. Partendo da questo spunto si è sviluppata la storia di Molly Hale. Questa sceneggiatura fu accettata dalla produzione e alla fine si concretizzò nel film che oggi conosciamo.

I Pokémon nei media degli anni Novanta

Il rapporto tra media e Giappone potrebbe essere oggetto di numerosi studi scientifici. Tuttavia è evidente anche a chiunque abbia assistito ad un telegiornale delle principali reti televisive che spesso i cronisti offrono un’immagine distorta, quasi stereotipata, del continente asiatico, in particolare del mondo nipponico.

Da alcuni anni i principali giornali italiani mettono a disposizione online i propri archivi cartacei, fornendo la possibilità di ricercare tramite parola chiave articoli relativi ad un determinato argomento. Questa funzionalità permette di rileggere alcune notizie alla luce delle conoscenze moderne, sfruttando l’enorme potenziale di Internet e in particolare dei motori di ricerca, per notare gli errori o le omissioni presenti in testi scritti oltre dieci anni fa.

Con questa idea in mente, ho spulciato i siti de la Repubblica, del Corriere della Sera e de La Stampa, in cerca di notizie relative ai Pokémon per analizzarle in ottica moderna e valutarle con la lente di oggi. La ricerca è stata effettuata su “Pokémon” che sulla variante senza accento, che sull’errata grafia del nome. Di seguito si riassumono gli stralci più interessanti.

Una delle prime notizie che vengono riportate, in ordine cronologico, riguarda l’episodio dell’anime incentrato su Porygon. Trasmesso martedì 16 dicembre 1997, la notizia trovò spazio nei media statunitensi durante giorni seguenti e raggiunse anche i quotidiani italiani, venendo citata anche da Stefano Bartezzaghi nel gennaio seguente. Su Repubblica l’articolo “Epilessia da cartoon 650 bimbi in ospedale” del 18 dicembre parla di ragazzi che si sono sentiti male «[d]opo aver guardato un manga», mentre il Corriere paragona il cartone animato alla mania del Tamagotchi. Il confronto con il pulcino virtuale torna in auge negli articoli del 1999: la Repubblica li definisce “Tamagotchi del 2000” e un altro articolo sul quotidiano milanese descrive il videogioco come «un indovinato miscuglio tra un’avventura, un Tamagotchi e una collezione di figurine».

Gianni Riotta si domanda invece «Chi è il più cattivo dei Pokémon?». Il tema della cattiveria sembra essere il filo anche di altri articoli: oltre a dare la colpa a Pikachu dell’increscioso evento (definito anche «il video-mostro che parla» per la sua presenza in Pokémon Channel), i giornali si interrogano sulla «piccola belva gialla ipnotizza con i suoi occhietti simpaticamente inespressivi i figli d’America». Timore anche per l’arrivo dell’anime, dopo il successo negli Stati Uniti del primo film: La Stampa suggerisce ai genitori di preoccuparsi, citando il caso di un bambino di nove anni pugnalato per colpa di Wartortle (nella ricerca per valutare l’attendibilità della notizia ho trovato diversi episodi simili, alcuni successivi e che coinvolgono per lo più teenager). In un altro articolo tuttavia tranquillizza i suoi lettori, pubblicando una lettera di una «madre di una Pokémon-dipendente», originariamente apparsa sul New York Times, dal titolo “Pokémon che male c’è?”.

Tra gli errori degli articolisti si segnala chi è convinto che i Pokémon «cambiano aspetto per non essere catturati dal loro nemico storico, il decenne Ash», che ogni cartuccia «ospita sei esemplari differenti rispetto all’altra» e «ogni razza […] si evolve in tre diversi stadi». In realtà nelle versioni Rossa e Blu i Pokémon assenti sono undici e solamente una quindicina poteva evolversi fino al terzo stadio (circa un decimo del totale dei Pokémon della prima generazione).

Plauso a Repubblica che riesce a comporre un breve profilo di Satoshi Tajiri, senza limitarsi solamente a menzionarlo, e intervista Muneaki Ozawa, sviluppatore Ambrella. La redazione del Corriere tuttavia azzecca una previsione, quella che “Pokémon si propone di durare nel tempo”. Oggi infatti, a quindici anni dagli articoli del Natale 1999 sul recente fenomeno proveniente dal Giappone, siamo in attesa di informazioni sulla settima generazione e sul diciannovesimo film.

Una parola sul futuro dei Pokémon

In occasione dei recenti campionati mondiali dei videogiochi e del GCC che hanno avuto luogo a Boston sono state rivelati alcuni dettagli relativi a Pokkén Tournament per Wii U. Nei giorni successivi sono circolate altre informazioni riguardanti Pokémon Super Mystery Dungeon e Pokémon Shuffle Mobile. Nonostante i fan attendessero qualcosa di più corposo, anche alla luce delle ultime immagini su CoroCoro, ben poco è trapelato sulla settima generazione.

Tuttavia a Boston il sito Nintendo World Report ha effettuato un’intervista con J.C. Smith, direttore del marketing per The Pokémon Company. Sebbene il contenuto dell’intera conversazione non sia disponibile, ne è stato pubblicato un breve estratto che, presumibilmente, costituisce una delle fasi finali dell’intervista. Alla domanda sul futuro dei Pokémon, in particolare su quanto riguarda il 2016, l’intervistatore chiede di suggerire una parola sibillina in modo da rifletterci nei prossimi mesi in modo che ad aprile chiunque possa dire “ecco a cosa si riferiva!”.

La risposta di Smith è enigmatica: “Fiori“. Con questa parola potrebbe riferirsi al Floette di Az, ma anche a Meganium (suggerendo nuovamente possibili megaevoluzioni per gli starter di Johto, dopo quelli di Kanto e Hoenn) o ad altri Pokémon floreali, incluso il Pokémon leggendario Shaymin. Altri suggeriscono che potrebbe essere legata all’ambientazione del prossimo videogioco (l’Olanda è spesso associata al tema ed è servita già in passato come ispirazione per i luoghi del film Il re delle illusioni Zoroark).

Tante piste sono plausibili e altre, che oggi ci sembrano improbabili, potrebbero in futuro far accendere una lampadina. A prescindere dalla criptica parola di Smith, c’è da considerare che l’intervista nella sua interezza potrebbe contenere dettagli più interessanti che sono stati deliberatamente omessi per volontà di una delle parti e che verranno rivelati in seguito. È importante infatti evidenziare come l’accento dell’intervistatore sia posto su un evento che avrà luogo otto mesi dopo la chiacchierata con il dipendente. Un riferimento alla primavera come possibile momento in cui verrà svelato qualcosa di nuovo potrebbe quindi essere dovuto ad un suggerimento dello stesso Smith o da altre fonti ufficiali interpellate da NWR.

AGGIORNAMENTO: NWR ha pubblicato uno stralcio dell’intervista in cui Smith elude tutte le domande, lasciandosi solamente scappare che verrà annunciato qualcosa che finirà sugli scaffali. Considerando che nel 2016 ricorrerà il ventesimo anniversario del lancio di Rosso e Verde era difficile aspettarsi il contrario.